Abstract

Recensione di: Antonietta Dosi, Scrittrice di Storia e Civiltà greco-romana
Emilia Sarogni racconta, con la precisione dello storico e il ritmo del romanziere, la vita appassionante di Alessandro Malaspina, navigatore illuminista spinto ai confini della terra da ideali di libertà e progresso. La scrittrice aveva già pubblicato con successo le biografie di altri personaggi grandi e sacrificati, riscoprendo il patriota italiano Salvatore Morelli (Daniela Piazza Editore, Torino 2011, terza edizione). Egli fu il primo a chiedere in Parlamento, nel 1867 a Firenze, allora capitale, la parità di diritti della donna con l’uomo, richiesta poi eclissata per il rifiuto di gran parte della Destra e della Sinistra storiche nei confronti del voto femminile. In seguito aveva raccontato la vita di Carlo Pisacane, uno degli eroi del Risorgimento italiano (Spartaco Editore, 2012). Della stessa autrice sono i romanzi Torino Addio, poi recitato come libro parlato per i non vedenti e Il contrabbando della vita (Daniela Piazza Editore, 2010 e 2011), infine una Tragedia su Morelli e la lunga lotta per i diritti delle donne italiane dal 1861 al 2000 (Il Saggiatore, Milano, 2004).
Il protagonista del suo ultimo libro, il navigatore Alessandro Malaspina, era cadetto di una famiglia nobile della Lunigiana, il cui antenato “Currado”, uomo di elevata spiritualità e magnanimo, nel 1306 aveva ospitato Dante, esiliato da Firenze e successivamente condannato a morte in contumacia dal rissoso partito dei neri, sostenuto dal Papato, perché moderato di spicco di parte bianca. Mai più Dante tornerà a Firenze, avendo rifiutato con sdegno, dopo la discesa in Italia nel 1310 dell’imperatore Arrigo VII, che preoccupava il partito allora al potere, la proposta di rientro a patto di accettare un compromesso per lui disonorevole. Della stessa grandezza e nobiltà d’animo del suo antenato fu anche Alessandro Malaspina, il cui spirito volava alto a perseguire un grande sogno di virtù e conoscenza, come l’Ulisse dell’Odissea. Entrato al servizio della Marina spagnola e divenuto in breve tempo ufficiale di fregata e dopo meno di due anni ufficiale di vascello, Malaspina guidò alla fine del Settecento quella che poteva essere la più straordinaria spedizione scientifica mai tentata dall’uomo, se non fosse intervenuta contro di lui la persecuzione politica subita al ritorno in Spagna. La sua impresa, sulla scia dell’Illuminismo, si prefiggeva come scopi una migliore conoscenza dei popoli delle colonie spagnole diffuse su tre continenti, l’aggiornamento della cartografia relativa alle coste americane, africane e asiatiche, il controllo del denaro pubblico sottratto dai ceti dominanti. Includeva infine progetti per un migliore sfruttamento delle risorse, approfondendo i sistemi impiegati dalle altre potenze. Interessava soprattutto l’Inghilterra, che dall’epoca dell’indomita Regina Elisabetta metteva in pericolo le rotte dei galeoni spagnoli sovraccarichi di oro, argento e pietre preziose dei popoli delle colonie. Finché all’inizio dell’Ottocento, una volta bloccato il ciclone militare scatenato da Napoleone, dopo la disastrosa spedizione nella Russia degli Zar e la disfatta definitiva di Waterloo, l’Inghilterra diveniva la potenza dominante sino alla prima guerra mondiale, quando fu sostituita dagli Stati Uniti. L’impresa di Alessandro Malaspina venne decisa da Carlo III di Borbone, il più grande dei Borboni di Spagna e di Napoli, lungimirante sovrano illuminista, figlio di Elisabetta Farnese, Duchessa di Parma, divenuta guida della politica spagnola durante il regno del marito Filippo V colpito da grave infermità.
Il navigatore italiano percorse gli oceani del globo terrestre per oltre cinque anni, dal 30 luglio 1789 al 21 settembre 1794, corredando la sua relazione politica e il suo diario di bordo con una grande quantità di carte nautiche e di esperimenti scientifici, con raccolte naturalistiche, relazioni antropologiche, rappresentazioni della natura, dei luoghi e dei popoli, compiute dai numerosi scienziati e artisti che li accompagnavano. Emilia Sarogni rileva che la circumnavigazione di Malaspina, la quale concludeva dopo James Cook e La Pérouse il periodo dell’impiego della vela, si svolse anche nel rispetto dei nativi, che mai si ribellarono, e dei marinai, verso i quali egli non impiegò metodi violenti o degradanti. Ne ottenne quindi sempre obbedienza, rispetto e costante collaborazione secondo le capacità di ciascuno. Durante questo lungo periplo l’Europa stava intanto vivendo cambiamenti epocali che, attraverso la Rivoluzione Francese, distruggevano il sistema politico millenario del potere assoluto e introducevano il principio dei diritti umani, fondamento di ogni democrazia, limitatamente ai maschi. Per le donne ci sarebbero voluti altri due secoli.
Quando dopo cinque anni di questa navigazione straordinaria, avendo compiuto un’impresa d’eccezione, tornò in Spagna, Malaspina fu dapprima accolto con grandi onori, ma subito dopo tutto cambiò e il suo progetto per la diminuzione delle tasse, il libero commercio, la lotta alla corruzione terminò tragicamente. La sua rovina fu decisa da Carlo IV di Borbone, l’inetto figlio di Carlo III, dominato dalla moglie Maria Luisa di Borbone Parma e dal suo favorito, il giovane primo ministro Manuel Godoy. Il navigatore venne condannato nel corso di un processo farsa, senza testimoni, dibattito o prove, a dieci anni di reclusione molto dura nel Castello di San Antón de La Coruña, in Galizia. Lo fece uscire dopo otto anni il fratello di Napoleone. La scrittrice osserva che la ragione di questo intervento potrebbe essere dedotta dalle memorie di Fouché, il potente capo della Polizia francese, il quale scrive che Godoy aveva congiurato con Napoleone contro la Spagna facilitandogli la conquista del Regno iberico. Ne sarebbe prova il fatto che l’Imperatore francese pagò la pensione a Carlo IV, a Maria Luisa e a Godoy durante il loro esilio a Roma. Ma dopo la sconfitta di Waterloo il figlio di Carlo IV, assurto al trono come Ferdinando VII, la tolse a tutti e tre. Ferdinando VII non fu però un sovrano fortunato. Sotto di lui la Spagna perse infatti le sue colonie americane. In ogni caso non si conobbe mai la relazione politica di Alessandro Malaspina perché fu distrutta. Il racconto del viaggio e il suo immenso patrimonio scientifico andarono dispersi, trafugati, dimenticati. Si salvò una parte del giornale di bordo che, pervenuto nelle mani dei Russi, fu pubblicato a Pietroburgo dal 1824 al 1827. Ma le gravissime perdite dei suoi scritti più importanti negarono a Malaspina il diritto di figurare tra i più grandi navigatori della Storia, anche se in Canada resta a ricordarlo un enorme ghiacciaio che porta il suo nome e un centro di ricerca a Vancouver. Importanti studi su Malaspina sono stati portati avanti presso il Museo Navale di Madrid, nella seconda metà del secolo scorso. In Italia, a Mulazzo, borgo medioevale nel territorio di Pontremoli (Alta Toscana), dove il grande navigatore italiano era nato, si trova un museo a lui dedicato, di cui è presidente Dario Manfredi, grande studioso di Malaspina.
Se considerassimo questo libro di Emilia Sarogni semplicemente una biografia, non renderemmo merito a una scrittrice di talento, perché in realtà esso si configura soprattutto come un racconto straordinario di scoperte di terre, di mari, di cieli, di uomini che indurranno i lettori a sentirsi fin dal primo momento partecipi di quelle avventure. Nel finale si soffre con il grande navigatore italiano il suo drammatico epilogo.
