Abstract
Il saggio analizza due serie di articoli pubblicati da “un italien” nel biennio 1845–1846 sulla Démocratie pacifique e ne suggerisce l’attribuzione a Cristina Trivulzio Belgiojoso. Tali articoli, infatti, che affrontano tematiche particolarmente care all’intellettuale milanese come le istituzioni comunali in Italia e il sistema educativo in Lombardia, presentano precisi rimandi tematici e stilistici ad articoli di certa attribuzione e dimostrano pertanto l’assidua collaborazione dell’italiana con la testata parigina diretta da Victor Considerant. L’ipotesi di attribuzione trova inoltre piena conferma nella corrispondenza privata, dove si fa esplicito riferimento ai due progetti di lavoro da inviare alla Démocratie pacifique.
La scelta della pubblicazione in forma anonima viene infine indagata all’interno di una prospettiva di genere che mette in evidenza la duplice difficoltà, della comunità e della stessa autrice, a conciliare la vocazione intellettuale con l’identità femminile.
La Storia a colonne: dalla ricerca storica alla carta stampata
Cristina Trivulzio Belgiojoso (1808–1871), intellettuale militante nel movimento risorgimentale e voce autorevole del panorama culturale europeo del XIX secolo, è stata oggetto in anni recenti di una serie considerevole di contributi critici che le hanno definitivamente riconosciuto il ruolo politico e culturale di primo piano svolto nel processo di unificazione nazionale. 1 All’interno di tale letteratura bibliografica che si confronta con una produzione poliedrica che spazia dagli studi teologici alla saggistica di argomento sociale e politico, dal racconto di viaggio alle memorie, dalle novelle alla ricerca storica, una sezione consistente di studi è dedicata alla produzione giornalistica, 2 all’interno della quale la collaborazione con la Démocratie pacifique rappresenta indubbiamente una tappa fondamentale. 3 Infatti, dopo le prime prove (in forma anonima e pertanto di difficile attribuzione) pubblicate su Le Constitutionnel di Jean Alexandre Buchon, è proprio con la Démocratie pacifique che ha inizio a Parigi il duraturo sodalizio della giovane esule con la carta stampata. 4
Dopo l’esordio con Buchon nei primissimi anni Trenta, l’attività giornalistica subisce un arresto di circa un decennio, nel quale Cristina Trivulzio si dedica con estrema devozione allo studio della storia sotto la guida di due illustri storici francesi: Augustin Thierry (1795–1856) e François Mignet (1796–1884). 5 Sono questi gli anni cruciali della formazione dell’intellettuale che amplia considerevolmente l’educazione di base ricevuta a Milano, conforme a quanto previsto dal curriculum di studi seguito dalle fanciulle dell’aristocrazia lombarda dell’epoca (principalmente musica, disegno e pittura, ma anche fondamenti di storia letteraria italiana e francese, lingue straniere, storia romana, francese e inglese, elementi di storia medievale e moderna d’Italia, aritmetica e geometria e qualche nozione di geografia e scienze naturali), dedicandosi per la prima volta a “letture gravi” e “studi seri”. 6 A compimento del lungo percorso formativo intrapreso nell’ambito della ricerca storica e conclusosi con la pubblicazione delle due monumentali opere storico-filosofiche degli anni Quaranta, l’Essai sur la formation du dogme catholique (Trivulzio Belgiojoso, 1843–1844) e la traduzione in francese della Scienza Nuova di Giambattista Vico, introdotta dalla prefazione Vico et ses oeuvres (Trivulzio Belgiojoso, 1844), l’italiana torna al giornalismo con una diversa consapevolezza della propria statura intellettuale.
Il ritorno alla carta stampata non determina una frattura rispetto agli interessi storiografici manifestati lungo tutto il corso degli anni Trenta e oltre ma, al contrario, ne rivela la ragione profonda e il progetto politico che vi è alla base. Lo studio della storia, infatti, è funzionale, secondo l’autrice, non a un interesse enciclopedico tout court ma alla lettura del presente e, pertanto, risulta conseguentemente orientato alla ricerca delle cause storiche, economiche e sociali della disgregazione politica italiana. Profondamente restia a una declinazione contemplativa del mestiere intellettuale, Cristina Trivulzio adotta il moderno strumento giornalistico per condividere pubblicamente i risultati delle sue ricerche e ottenere in tal modo un vasto consenso alle rivendicazioni indipendentiste del movimento risorgimentale. In tale prospettiva risulta evidente la coerenza di un percorso intellettuale che coniuga costantemente indagine storica e impegno politico, servendosi abilmente della stampa per portare la questione italiana al centro del dibattito internazionale.
L’occasione della ripresa dell’attività giornalistica è legata all’incontro con Victor Considerant (1808–1893), databile nell’inverno del 1844.
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Primo segretario di Charles Fourier, Considerant aveva fondato nel 1843 La démocratie pacifique. Journal des intérêts des gouvernements et des peuples che, dopo La Phalange precedentemente fondata nel 1836, si configura come l’organo di stampa ufficiale della scuola fourierista. L’italiana, da diversi anni vicina alla dottrina sansimoniana e al pensiero sociale di orientamento riformista volto a una riorganizzazione della società su basi egalitarie, sottoscrive al giornale un cospicuo finanziamento corrispondente a mille franchi, accompagnando la sottoscrizione con una lettera indirizzata a Considerant nella quale vengono apertamente dichiarate le ragioni del sodalizio intellettuale istituito con la Démocratie pacifique.
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[…] vous connaissez depuis longtemps mes sympathies pour certains des principes économiques que vous professez, et surtout pour les sentiments qui trouvent dans ces principes un appui logique. Je vous prie de m’inscrire pour deux actions dans le journal que vous avez fondé afin de répéter tous les matins que la société organisée telle qu’elle est aujourd’hui, est une protestation éclatante contre la justice de Dieu, protestation qu’il est urgent de faire cesser. (Malvezzi, 1936a: 365)
In realtà, da un accurato spoglio delle annate del periodico francese emerge con tutta evidenza come la collaborazione non subisca un brusco arresto in concomitanza della direzione editoriale da parte di Cristina Trivulzio della Gazzetta italiana prima (1845) e, successivamente, dell’Ausonio (1846) ma, al contrario, rappresenti uno strumento importante, impiegato con la finalità di sensibilizzare l’opinione pubblica di lingua francese alla questione italiana. Sebbene pubblicata in Francia, infatti, la Gazzetta italiana si rivolgeva a un pubblico italofono, in particolar modo all’ampia comunità degli esuli italiani oltralpe, mentre l’Ausonio, sempre pubblicato in lingua italiana, cambierà indirizzo e adotterà la lingua francese solo nell’ultima fase della sua attività. 11 All’altezza degli anni immediatamente precedenti la stagione rivoluzionaria del quarantotto europeo la testata di Considerant si configura allora come la tribuna ideale dalla quale scardinare i più consolidati stereotipi sull’Italia, sedimentatisi nell’immaginario collettivo internazionale, e orientare l’opinione pubblica francese verso il sostegno alla causa italiana.
Nel 1844 Cristina Trivulzio aveva iniziato a lavorare, sotto la guida di Thierry, al quale era peraltro legata da una fraterna amicizia, e con la collaborazione di Gaetano Stelzi, suo segretario personale, a un dettagliato studio sui comuni dell’Italia medievale che avrebbe dovuto confluire in un progetto più articolato dedicato alla storia dei municipi italiani.
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Ne vous en déplaise, mon ami, je serai ce quelqu’un qui vous demandera des conseils sur les municipes italiens. […] Il me semble que je serai mise en mesure de fouiller dans des archives précieuses et inconnues jusqu’ici. On me nomme dans chaque ville de la Lombardie des personnes propres et disposées à faire pour moi toutes les recherches voulues. Je vais avoir quelqu’un à demeure qui fouillera dans ma bibliothèque et mes manuscrits pour en tirer tout ce qui peut me servir. Enfin, je reviendrai à Paris, riche de documents. Cela ne m’empêchera pas de travailler, comme vous le voulez, sur l’Italie moderne. Pour ce dernier travail, il m’aurait toujours fallu faire beaucoup de recherches, sur l’Italie ancienne, car l’une tient à l’autre. Je connaîtrai mon pays à fond, tel qu’il a été et tel qu’il est et j’en dirai ce que j’en aurai appris. (Augustin-Thierry, 1926: 51–52)
Secondo Rörig (2010b: 46) la scrittrice avrebbe avuto in mente una “vasta storia culturale sull’esempio della Histoire de la civilisation en France di François Guizot”, ma il progetto dell’Histoire des municipes italiens, così come era stato concepito originariamente in accordo con Thierry, non vede la luce. M. Mignet aime à voir dans l’histoire les effets du développement de l’esprit humain. Il fait toujours l’histoire d’un progrès et d’un pas en avant: la Révolution, la Réforme. Il ne songe pas à découvrir l’existence de ces causes spirituelles des faits, là où elles ne sont pas apparentes. C’est ce que je ferai en parlant des municipes italiens. Je montrerai comment leur formation a été un progrès sur la constitution romaine en même temps qu’une modification de celle-ci; comment la constitution des municipes a accompagné la marche de la civilisation, en l’aidant et en se transformant elle-même, selon que les circonstances l’exigeaient. Je montrerai les diverses destinées des villes italiennes, tantôt dépendantes des différences de leurs gouvernements, tantôt amenant ces mêmes différences. Il y a des découvertes à faire et c’est ce qui m’attire. (Augustin-Thierry, 1926: 72–73)
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"L’Italie n’est pas morte". Le libertà municipali e la "génération nouvelle"
Pour ne pas perdre l’habitude d’écrire je vais m’occuper aussi de quelques articles sur le régime communal d’Italie, que j’enverrai à la Démocratie et que je recommanderai à votre critique bienveillante. (Augustin-Thierry, 1926: 46)
Sul numero 61 del 30 agosto 1845, all’interno della rubrica “Variétés” della Démocratie pacifique, compare però il primo articolo di una serie intitolata proprio “Les communes en Italie” e firmata da “un italien”. Sebbene la materia venga affrontata in maniera articolata solo nei successivi contributi presentati sull’Ausonio, la serie di articoli pubblicata sui numeri 61 (30 agosto 1845), 62 (31 agosto 1845) e 65 (3 settembre 1845) della testata fourierista accoglie in nuce alcuni dei principali nuclei tematici della riflessione della scrittrice.
Affini per stile a quanto pubblicato nei medesimi anni dall’italiana, gli articoli non affrontano ancora la questione della impraticabile fruizione delle istituzioni comunali come modello politico e amministrativo di un moderno stato nazionale, ma di tale discorso rappresentano la pars construens, individuando nella documentata sopravvivenza delle libertà municipali la prova inconfutabile della falsità dei più diffusi stereotipi sulla penisola. Risulta evidente, infatti, come la scelta del tema non risponda a un mero esercizio di ricostruzione storiografica, ma sia subordinata alla volontà di riscattare l’immagine degradata dell’Italia all’estero. Ce n’est pas ici le lieu de faire l’histoire des communes d’Italie. Mon intention est seulement de montrer à ceux qui emploient, en parlant de l’Italie, le grand mot de régénération, que l’Italie n’est pas morte. […] Mais le point d’où ils partent est faux […]. Les Italiens ne jouissent ni des droits politiques comme on les entend en France, ni de la liberté de la presse, ni de la publicité des débats judiciaires, etc. Ils ne sont pas libres; donc, ils sont esclaves; donc, c’est à peine s’ils sont dignes de porter le nom d’hommes. Voilà comme marche le raisonnement. Heureusement il y a loin du raisonnement à la réalité. Les Italiens ne jouissent pas du gouvernement représentatif. C’est un malheur, mais ce n’est ni la mort ni l’abrutissement. Il y a pis. Les Italiens n’ont pas leur indépendance et c’est là la véritable source d’une infinité de misères que je suis loin de contester […]. Mais encore ne faut-il pas exagérer […]. (Les communes en Italie. La démocratie pacifique 61, 30 agosto 1845) Nous avons des lois, souvent assez bonnes, quelquefois meilleures qu’on ne pourrait s’attendre à les trouver chez un peuple qui a besoin qu’on le régénère. Les institutions subsistent, et les traces des anciennes libertés municipales ne sont pas toutes effacées. Je ne veux, pour en convaincre le lecteur de bonne foi, que lui présenter le tableau des institutions communales aujourd’hui en vigueur en Italie. (Les communes en Italie. La démocratie pacifique 61, 30 agosto 1845) Ce n’est pas le gouvernement autrichien que je prétends défendre, c’est l’Italie, et cela encore en me renfermant dans les bornes de la plus stricte vérité. Tous les gouvernements italiens sont mauvais; celui de la Lombardie est plus mauvais que les autres, en ce sens qu’il se propose un but étranger au pays même: la prospérité de l’empire autrichien. Ces prémisses établies, on me permettra de soutenir que l’Italie n’est point encore un pays barbare, privé de toute institution, et dans lequel il soit urgent de porter les semences de la civilisation moderne. Il faut des réformes à l’Italie, et où n’en faut-il pas? Mais les révolutions y seraient superflues et par conséquent nuisibles, parce qu’elles détruiraient avec les vices des constitutions actuelles, des institutions précieuses. Que l’Autriche échange sa souveraineté partielle contre un patronage général; qu’elle engage les princes italiens à introduire dans la politique et la législation, les mêmes principes qu’elle a admis pour l’administration du territoire, et l’Italie marchera bientôt d’un pas sûr et régulier, sans commotions et sans guerres, sur la route du véritable progrès. Elle n’en est pas si éloignée qu’on le pense. (Les communes en Italie. La démocratie pacifique 62, 31 agosto 1845) Il pensier mio è dunque: che gli Italiani non sono forti a segno da cacciar via da sé soli gli Austriaci; che qualora trovassero chi li aiutasse in quella impresa, pagherebbero l’aiuto coll’immediato abbandono dell’indipendenza allora allora acquistata; cioè cangerebbero padrone. Premesso questi riflessi, […] credo che sia dovere dell’Italiano saggio ed amico della patria il tentare ogni sforzo per indurre l’Austria a cangiare il carattere delle sue relazioni coll’Italia, a trasformare la sua dispotica dominazione, in una specie di patronato […].
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Se ciò chiamate transigere con l’Austria, dichiaro essere pronta a questa transazione. Accetto questa accusa; ma ripudio con tutta l’energia che mi sta in cuore quella di amica dell’Austria, che altro non vuol dire se non: nemica d’Italia. […] Debbo a me stessa, debbo al mio paese, cui non posso servire se non conservandomi illibata agli occhi suoi, di non permetter ciò. […] Forse attaccandomi sulla politica avete pensato che mi avreste impazientato senza offendermi e che l’onor femminile non si appannava sotto il fumo delle opinioni politiche. Vi siete ingannato. L’onore è volto laddove sono il cuore ed il pensiero. (Malvezzi, 1937: 36–38) Pour résumer ce que nous avons exposé jusqu’ici au sujet des communes italiennes, nous dirons que le système d’organisation communale en Italie est un, et qu’il contient de bonnes choses. Nous ajouterons que les Etats italiens soumis à l’Autriche ont conservé dans la commune de troisième classe un modèle de constitution démocratique, fruit et débris de l’indépendance du moyen-âge […]. Disons encore que le Piémont se détache du milieu adopté par tous les princes italiens, mais pour s’éloigner en même temps de la constitution démocratique dont la commune lombarde de troisième classe est un beau modèle. Finissons-en nous félicitant de ne pas être entièrement dépourvus d’institutions libérales, souhaitons que l’antique commune du moyen-âge s’étende au-delà des frontières lombardes, et soit admise comme la base de toutes les organisations communales de l’Italie. (Les communes en Italie. La démocratie pacifique 65, 3 settembre 1845)
La coppia di articoli, intitolata “Le système des études en Lombardie”, affronta un argomento centrale all’interno degli interessi della scrittrice, cioè il sistema educativo dal quale dipende l’avvenire di una nazione, e risponde al medesimo intento della serie precedente di decostruzione dell’immagine stereotipata di un’Italia barbara e asservita attraverso una mirata rassegna delle istituzioni che possono dirsi vanto di uno stato civile. Lorsqu’une nation est soumise à des maîtres insouciants de son bien-être, lorsque ce qui est bon ou utile ne reçoit d’eux aucun encouragement, lorsque les études y sont restreintes et mal dirigées, et les hommes studieux délaissés ou persécutés; lorsque, malgré des conditions aussi défavorables, cette nation ne se dégoûte pas d’apprendre et de savoir, c’est qu’elle est douée d’une constitution vigoureuse et saine, c’est qu’un bel avenir lui appartient encore. (Le système des études en Lombardie. La démocratie pacifique 121, 21 novembre 1846) Il y a en Lombardie une génération à peine sortie de l’adolescence, forte et studieuse, qui dédaigne les plaisirs de son âge, qui se défend des illusions du libéralisme, qui renonce à toute pensée ambitieuse ou cupide, pour se vouer à l’illustration des antiques gloires nationales; tous ses efforts se rattachent à ce noble but. Au milieu de la jeunesse dorée qui porte les grands noms historiques de l’Italie et qui achève de s’énerver et de se perdre dans la dissipation et l’oisiveté, on aperçoit les figures graves et sévères des jeunes gens de la classe moyenne. Ceux-ci suivent pour la plupart la carrière des emplois qui fournit aux besoins peu nombreux de leur vie. Aussi font-ils deux parts de leur vie: l’une est remplie par le travail obligé, l’autre par le travail de leur choix, et beaucoup d’entre eux destinent la journée aux devoirs de la chaire ou du bureau, la soirée au sommeil, et la nuit à l’étude […]. C’est à cette génération nouvelle qu’est confié l’avenir de l’Italie. (Le système des études en Lombardie. La démocratie pacifique 126, 26 novembre 1846)
Con i due articoli sul sistema scolastico in Lombardia la scrittrice firma una delle più belle pagine della sua produzione, nonché una descrizione pregevole e appassionata di quei giovani, poco più che adolescenti, che hanno fatto la storia del Risorgimento. È a questa generazione che incarna la “meglio gioventù” italiana che la scrittrice affida il compito del riscatto della nazione attraverso un’investitura pubblica che li invita a un’azione risoluta ma pacifica. Que les Lombards […] déploient toutes les ressources de l’intelligence dont ils sont si richement doués; qu’ils fassent leur principale préoccupation du bien-être et de l’honneur de leur pays, et l’Autriche choisira bientôt un système de conduite plus conforme au caractère des deux nations. —Les faibles ne s’imposent pas aux forts, et l’aigle n’obéirait pas à l’étourneau, lors même que l’étourneau serait deux fois gros comme lui. Si l’Autriche règne en Italie, c’est que l’esprit italien ne s’est pas encore porté en masse vers les questions de dignité nationale et vers les moyens propres à la maintenir. La jeunesse de la classe moyenne de Lombardie prend aujourd’hui cette route fortunée. Nul doute que dans un temps plus ou moins rapproché l’Autriche ne renonce à traiter l’Italie en esclave, pour contracter avec elle une alliance honorable dans laquelle les intérêts des deux nations seront convenablement ménagés et équitablement assurés. C’est vers cette solution pacifique que doivent tendre tous les esprits sains et les cœurs généreux. (Le système des études en Lombardie. La démocratie pacifique 126, 26 novembre 1846) Un governo che prendesse sollecita ed assennata cura dei popoli suoi non lascerebbe che la istruzione del fanciullo contadino si compisse nei campi, dietro ai buoi: quella del fanciullo artigiano, nella officina di un altro artigiano: quella del giovinetto di nobile progenie, nella ignavia che istupidisce. (Venerdì 29 Novembre. Gazzetta italiana 86, 29 novembre 1845)
Oltre il genere: UN ITALIEN dalla penna femminile
Sebbene, come è già stato evidenziato, la pratica editoriale della Démocratie pacifique non prevedesse l’indicazione dei nomi dei collaboratori in calce agli articoli, nonché la certezza di ritorsioni da parte del governo austriaco 26 imponesse l’adozione di misure cautelari quali la pubblicazione anonima, resta però da chiarire la scelta di uno pseudonimo declinato al maschile. Certamente il numero circoscritto di firme femminili e, in particolare, di origini italiane presenti sulla stampa francese di quegli anni ha favorito la scelta di una maschera di genere maschile, ma sarebbe riduttivo limitarsi a una simile spiegazione senza inquadrare la questione all’interno di una più ampia prospettiva di genere.
La pubblicazione in forma anonima, che poi nella maggior parte dei casi si risolve in una forma anonima declinata al maschile, così come la reiterata adozione di pseudonimi maschili sono infatti spie evidenti di un radicato scetticismo di genere che obbliga il soggetto femminile a celare la propria identità al fine di mettere al riparo quanto pubblicato da inevitabili discriminazioni. Tale difficoltà di conciliare l’identità femminile con la vocazione intellettuale è rintracciabile anche nella capitale culturale dell’Europa dell’Ottocento, cioè Parigi, e il caso di Cristina Trivulzio è, a tal riguardo, massimamente indicativo.
Come ha giustamente rilevato Tatiana Crivelli (2014: 98–101), la discriminazione di genere nei confronti delle autrici e la loro conseguente marginalizzazione da parte della cultura ufficiale seguono abitualmente due percorsi paralleli: quello del riduzionismo biografico, per cui è unicamente la vita della scrittrice a essere oggetto di interesse, con il risultato che tanto più si parla della vita, tanto meno ne viene studiata l’opera, e quello della mascolinizzazione della sua figura, per cui l’innegabile eccellenza in campo intellettuale viene sbrigativamente ricondotta a presunte doti virili dell’autrice. Entrambe le distorsioni prospettiche sono verificabili in maniera macroscopica nel singolare destino critico dell’italiana, segnato da una precoce mitologia della vita (che sarà poi di lunga durata) e dalla concomitante veicolazione del prototipo della donna amazzone, concordemente tramandato da tutte le biografie che all’unanimità ripropongono il binomio della celebrazione delle peculiarità femminee della regina dei salotti parigini, icona della bellezza romantica, e, contemporaneamente, dell’esaltazione del carattere virile della patriota combattente.
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Lo scandalo della carriera intellettuale, anche laddove non vede Cristina Trivulzio oggetto di una campagna diffamatoria che diffonde lo stereotipo della donna frivola e stravagante, salonnière, femme fatale, cortigiana, posatrice e mistificatrice, segnandone inevitabilmente la successiva ricezione, si risolve in una sostanziale negazione dell’identità di genere, come si evince dalle definizioni rivelatrici di Victor Cousin, per il quale l’italiana è “foemina sexu, ingenio vir” (Malvezzi, 1936b: 375), e di Charles Monselet, che la ricorda come “une femme politique, une grande dame, et un homme de lettres” (Monselet, 1852: 8). Nel panorama culturale ottocentesco, dunque, l’eccellenza in ambito intellettuale viene considerata inconciliabile a priori con l’identità femminile e le donne che, eccellendo in tale campo, smentiscono l’assunto generale sono ritenute possedere delle virtù maschili, estranee al loro sesso, tramite le quali sono assorbite nella più rassicurante categoria dell’homme de lettres. L’alternativa è essere catalogate sotto etichette variamente denigratorie quali la femme savante e la bas bleu o blue stock (con evidente riferimento provocatorio alla celebre Blue Stockings Society fondata a metà del Settecento da Lady Montagu), come dimostrano palesemente le irriverenti caricature sulle bas bleus firmate da Honoré Daumier (Le Charivari, gennaio-luglio 1844 e nello stesso anno in volume da Aubert), che mettono fortemente in ridicolo sulla stampa francese le donne che abbandonano i lavori domestici per dedicarsi all’impegno intellettuale, universalmente considerato di esclusivo monopolio maschile. All’interno di questo clima culturale si inscrivono allora le pungenti affermazioni su Cristina Trivulzio siglate da Honoré de Balzac in una lettera a Madame Hanska, datata 7 agosto 1844: Vous ne connaissez pas la princesse Belgiojoso. Elle est, sous le rapport des Liszt et des Mignet, et de tous ses caprices, du siècle de Louis XV. Elle est enfin très impératrice, sans nul souci du passé, ne donnant ni ne laissant prendre aucun droit, tout en se donnant, ou se prêtant, si vous voulez. C’est une courtisane, une belle Impéria, mais horriblement bas bleu. (Malvezzi, 1936b: 201; corsivi miei) Je n’ai jamais osé vous en parler car je sais que vous n’aimez pas les femmes auteurs (et je ne les aime pas non plus) mais enfin je ne veux pas que la chose arrive sans que vous en soyez prévenu et par moi. (Tatti, 1998: 104; corsivi miei) Malgrado l’antipatia che ispira generalmente una blue stock, ossia bas bleu, mi sono rivolta allo studio. Una donna sola e destinata verosimilmente a rimaner sola tutto il tempo di sua vita, una donna che ha una certa attività di mente non può non servirsene, sia in bene, sia in male. Cerco di far in modo di servirmene bene. (Malvezzi, 1936b: 149) A Florence […] j’ai reçu une invitation pour me rendre au milieu d’une assemblée populaire […]. Me voyez-vous entourée de 5 à 600 hommes, dont tous les yeux sont fixés sur moi, au milieu d’un silence formidable, prête à prononcer je ne sais quoi? […] Enfin le Cercle romain qui n’admet point de femmes a pourtant décidé de m’envoyer deux de ses membres, porteurs d’une invitation. […] C’est une grande satisfaction pour moi qui aime si passionnément mon pays et qui me suis vue si souvent l’objet de basses et sottes calomnies, même sur ce point. Je me dis aujourd’hui ce qui m’a toujours semblé devoir être le cas, c’est-à-dire que dans une époque de publicité comme la nôtre la vérité finit toujours par venir à flot. […] Jamais femme ne s’est trouvée placée comme moi […]. (Augustin-Thierry, 1926: 123–124; corsivi miei)
