Abstract
Questo articolo analizza le poche pagine che Pietro Summonte dedica alla scultura in marmo nella sua lettera a Marcantonio Michiel, concentrandosi sulla questione dell'identità nazionale degli scultori. La loro provenienza sembra avere un ruolo di particolare importanza nella costruzione retorica di Summonte, in particolare quando scrive dei due castigliani attivi nella Napoli vicereale spagnola, Bartolomé Ordóñez and Diego de Siloe, e dei due locali emergenti, Giovanni da Nola and Girolamo Santacroce, descritti come giovani e talentuose promesse. L’articolo, inoltre, verte sulla carriera napoletana di altri due artisti, Alonso Berruguete e Giovan Giacomo da Brescia, svoltasi all'incirca nello stesso periodo e scandagliata e rivalutata in dialogo con le considerazioni di Summonte.
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