Abstract
Questo saggio vuole essere un contributo alle riflessioni sul sistema onomastico italiano. I nomi degli italiani stanno cambiando. Secondo le ultime ricerche, i nomi maschili che hanno caratterizzato il Novecento sono ancora imposti ai nuovi nati nel sud Italia, mentre per le femmine si preferiscono, ovunque, nomi di “moda”. Alla luce di questi elementi, ho dato il via ad un progetto di ricerca sui nomi personali e sulle pratiche di nominazione nei centri appartenenti alla Diocesi di Castellaneta, riservando un’attenzione particolare a quelli che rientrano nell’ “Alta Murgia Tarantina”, a partire da Laterza, senza tralasciare i centri convicini di Matera e Montescaglioso. In questa sede presento i primi dati sui nomi personali femminili di Laterza, in particolare quelli relativi a nomi ormai desueti, a nomi che, al contrario, sono stati imposti per tutto l’arco del secolo scorso, e a quelli che registrano più rese grafiche. L’obiettivo principale di questo studio è valutare l’impatto che fattori quali la modernizzazione e la globalizzazione possono avere sul tradizionale sistema onomastico, nel quale la scelta del nome per il nuovo nato consentiva di onorare la tradizione familiare di entrambi i genitori.
Premessa
I nomi degli italiani stanno cambiando e affiorano singolarità e inversioni di tendenza rispetto all’onomastica tradizionale. 1
Studi e ricerche avviate negli ultimi anni in questo ambito mettono in rilievo singolari fenomeni. Il primo dato interessante è che, per esempio, per quanto attiene alle varietà maschili, i nomi più diffusi nel corso del Novecento resistono al Meridione della Penisola, ma tra quelle femminili l’incidenza della modernità appare notevole e le città meridionali si uniformano alle metropoli del Centro-Nord (Caffarelli, 2013a: 29). Anche se non si tratta di una regola fissa, esistono caratterizzazioni locali che si sono stabilmente conservate, spostandosi nell’ambito dei grandi flussi migratori che hanno scandito la storia della nostra nazione.
Una congettura avanzata sul futuro onomastico in Italia suggerisce che le città che precorrono le mode onomastiche, e quindi “fanno tendenza”, siano le due metropoli del nord, Milano e Torino, la capitale Roma e inoltre Venezia e Firenze; al Sud la regione che innova più rapidamente è la Sicilia. Partendo da questi dati, ho avviato un progetto di ricerca volto a valutare la situazione dei centri ricadenti nella diocesi di Castellaneta, soprattutto quelli dell’Alta Murgia Tarantina, a cominciare da Laterza, senza tralasciare le testimonianze relative a centri convicini extraregionali quali Matera e Montescaglioso. 2 Questo primo lavoro si innesta, chiaramente, sul filone dei numerosi studi condotti sull’onomastica personale italiana, ma pone al centro dell’investigazione lo stretto legame che si stabilisce tra identità, concetto da sempre oggetto delle riflessioni di molti settori disciplinari, e nome personale, senza tralasciare il legame affettivo su cui poggia il processo di nominazione.
Sulla base dei dati forniti dall’ufficio anagrafe del comune di Laterza 3 ho operato una distinzione tra un nucleo onomastico laertino di partenza, e tipologie onomastiche che gli si sono affiancate nel tempo.
Al di là delle considerazioni di natura statistica, mi sono soffermata su alcuni nomi, frequenti o desueti che siano, 4 la cui storia onomastica maggiormente si interseca con la storia religiosa e laica del paese, nonché su quelli che hanno fornito spunti di riflessione prettamente linguistici.
Nome e identità
Il nome è il primo passo per costituire l’identità primaria dell’Io, concetto da sempre al centro delle riflessioni filosofiche, di quelle del settore antropologico, sociologico, linguistico, nonché giuridico. Il nome è così importante nell’individuazione di un essere che ci vede impegnati nella ricerca di identità da attribuire, ad esempio, anche all’infanzia abbandonata. 5
È la prima parola detta al neonato quando viene al mondo 6 e, soprattutto, funge, o dovrebbe fungere, da luogo della memoria di quell’atto misterioso di chi lo ha messo al mondo. In esso, vivono il padre, la madre, i fratelli, le sorelle, proprio in virtù del fatto che sottende, sostiene Ceresoli 2011, un circuito relazionale. 7
Non è un caso quindi che, soprattutto in passato, avveniva spesso che il nome di un bambino ricalcasse quello del nonno, mentre quello di una bambina fosse uguale a quello della nonna. 8 Si trattava di una tradizione che non può essere considerata superflua e priva di significato. Attraverso la riproposizione del nome dei nonni si cercava di rafforzare i vincoli di parentela all’interno della famiglia le famiglie d’origine continuavano a mantenere un ruolo importante per una coppia, e il nome consentiva l’intersecazione tra i due sistemi familiari. Riproporre i nomi dei nonni era non solo una questione di rispetto per i genitori/suoceri, ma anche una sorta di tentativo di superare i limiti temporali e perpetuare la conservazione di una stirpe. 9 In Portogallo, ad esempio, ancora oggi nelle classi sociali più elevate, il ventaglio dei nomi di famiglia tra i quali verrà scelto il nome proprio del bambino è piuttosto limitato. 10
In passato, poi, la scelta del nome rispondeva spesso alla logica di voler riprodurre quelle qualità insite nel nome stesso, come se ci fosse la possibilità che determinate virtù passassero dal nome alla persona, come se quel nome potesse configurarsi come lo specchio del destino di una persona. In tal senso va ricordato che non solo si sono imposti nomi benauguranti – Fortunato, Grazia, Serena, Primo 11 – ma anche di natura contraria. 12
Si aprono a questo punto spunti di riflessione che non possono trovare luogo in questa sede. Il fattore che mi premeva mettere in luce, perché è la chiave di lettura del presente lavoro, è il legame affettivo su cui poggia il processo di nominazione, processo che risulta relativamente universale, per quanto la forma nella quale avviene possa essere molto differente, e possa rispondere a motivazioni differenti: dare il nome di un ascendente a un bambino che viene alla luce viene ricondotto a Tinharé all’espressione “fare omaggio”; a Laterza a “onorare” (anurà); a Montella (AV), come pure a Matera, a “puntellare” (rispettivamente seppondà, pəndəddè).
È in questa cornice che si inscrive la presente ricerca onomastica, volta ad individuare un possibile nucleo onomastico laertino di partenza, a cui si sono aggiunti nel tempo nomi che non possono considerarsi della tradizione.
Laterza, e il corpus di riferimento
Laterza è un comune della provincia di Taranto che rientra nel paesaggio di periferia dell’Alta Murgia. Situata sull’orlo di una gravina, è stata fin dal 1064 un casale della contea di Matera, e solo in un documento del 1364 si legge che le fu riconosciuto un territorio indipendente. 13
Il toponimo compare nei documenti storici con diverse attestazioni:
Per (Gasca Queirazza, 1990: 345) la forma Latertie sembra riposare sulla forma femminile dell’aggettivo numerale ordinale latino tertia, sottintendendo pars, forse dalla parte pretesa dai longobardi nelle terre occupate, con la successiva agglutinazione dell’articolo; (Gasca Queirazza, 1990: 345) per Bongermino (1993: 74), trattandosi di un casale, si potrebbe anche pensare ad una forma
Nel 1595 la popolazione di Terza era di 473 fuochi, pari a 3615 abitanti; nel 1951 era di 11.856 abitanti (Baldacci, 1962: 423). L’elenco dei residenti, aggiornato al 30 maggio 2014, fornisce un totale di 15.263 abitanti che, in base al sesso, si suddivide in maniera alquanto bilanciata: 7741 femmine, 7522 maschi. Dalle prime interrogazioni del database in fase di costituzione non è inizialmente emersa una variabile rilevante che mi permettesse di escludere dal computo persone inserite nei ruoli anagrafici di Laterza in fasi successive alla data di nascita, e di individuare, di conseguenza, sottoclassi relative a persone che o non hanno alcun legame originario con questa località, o sono nate da genitori laertini, per motivi di lavoro collocati altrove al momento della nascita.
Sulla base dei dati desumibili da Dell’Aquila (1993) e Bongermino (1989, 1993), e grazie alle preziose informazioni di persone native del luogo e, in ogni caso, appartenenti a famiglie da generazioni lì residenti, ho potuto individuare e separare, sulla base dei cognomi, i nomi genuinamente laertini, che ho designato come laertini doc, da altri che, sulla base di peculiarità di ordine strutturale e formale, sembrano insediarsi nell’onomastica personale cittadina in un secondo momento, e pertanto etichettati come laertini d’adozione.
In virtù delle variabili prima esplicitate le 7741 laertine sono state suddivise in tre macro gruppi:
Nel computo totale, le 44 femmine nate da famiglie laertine emigrate all’estero si sommano alle 6098 appartenenti a famiglie storicamente laertine e formano il macro gruppo delle laertine doc; le 28 nate da famiglie italiane emigrate all’estero confluiscono, unitamente alle 1451 appartenenti a famiglie che non sono di origine laertina, nel macro gruppo delle laertine d’adozione. In questa sede non saranno oggetto d’analisi i nomi delle 120 nate all’estero da famiglie straniere.
Le forme nominali si presentano come:
nomi singoli: Damaride, Ippolita, Maria, Noemi, Palma; nomi composti
da due nomi: Angela Maria, Anna Lucia, Maria Rita; da tre nomi: Daniela Carla Mary, Leonilde Maria Pia, Giulia Maria Amparo.
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I nomi composti possono presentarsi ancora separati o lessicalizzati: Anna Maria ∼ Annamaria; Anna Rita ∼ Annarita; Vita Maria, Vitangela, Rosalba.
Una sottocategoria è rappresentata dai nomi doppi in cui uno dei due elementi è lessicalizzato: Annamaria Carola, Maristella Antonietta, Noemi Mariadamiana.
A proposito dei nomi composti da due o più elementi Caffarelli (2013b: 34–35) opera la distinzione in “composti”, del tipo Maria Carmela, Maria Vittoria, Anna Maria, Annalisa, Rianna, e “multipli”, ovvero accostamenti casuali dettati dall’esigenza di associare un nome di moda con quello della nonna, o di un altro familiare, oppure un nome esteticamente più attraente con un altro depositario del tradizionale affidamento tutelare ad un santo: Nunzia Wanda (1974), 17 Teresa Sonia (1984), Domenica Monica (1984), Arcangela Gabriella (1989), Emanuela Lucia (2012). 18
Per quanto concerne le tipologie onomastiche, anche il repertorio femminile laertino copre i due tipi fondamentali, suddivisi ulteriormente in otto categorie:
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1. cristiani 1a) agionimi: Alessandra, Monica, Rita; 1b) nomi di solennità, devozioni e culti particolari: Addolorata, Angela, Ciriaca, Palma; 2. ebraici: Michela, Emanuela, Raffaella; 3. generici: Enza, Eugenia, Franca; 4. augurali e gratulatori, affettivi: Abbondanza, Colomba, Diletta, Felicia/Feliciana/Felicetta, Fortuna/Fortunata, Grazia, Letizia, Serena, Vittoria/Vittoriana; 5. classici greco-latini: Cesarea/Cesaria,
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Clelia, Cornelia, Elena, Livia/Liviana; 6. di ideologia politica e patriottica: Anita, Filiberta, Italia; 7. di autori e personaggi di opere letterarie e teatrali, per lo più nella loro versione cinematografica: Melania, Pamela, Rossella, Silvia; 8. di moda onomastica: Alessia, Giulia, Martina, Sofia.
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Per quanto riguarda la scelta del nome, grazie ai miei informatori ho potuto accertare che a Laterza, così come in altre parti del meridione d’Italia (Bronzini, 1987: 52–53), tradizione vuole che il primo figlio maschio porti il nome del nonno paterno, la prima figlia femmina quello della nonna paterna; i nonni materni vengono invece “onorati” dal secondo maschio e dalla seconda femmina.
L’apertura verso nomi che non appartengono alla tradizione di una famiglia potrebbe, a mio avviso, aver coinciso con il cambiamento che ha investito la scelta dei padrini per il battesimo. Questo, tuttavia, resta un dato da approfondire; ma è pur vero che il Bronzini, ad esempio, riporta che a San Mauro Forte, un paese della provincia potentina, talvolta in segno di rispetto nei confronti del padrino e della madrina si impongono “i nomi del cumpuare e della cummuare”. Ad ogni modo, la scelta dei padrini anche a Laterza (…) cade di solito su persone della famiglia: nonni o zii. Ma i vincoli di vicinato, i rapporti d’amicizia, e più ancora l’ambizione di imparentarsi spiritualmente con una persona di riguardo, prevalgono non di rado, nella scelta, sui legami di parentela. (Bronzini, 1987: 49)
Evidenze statistiche
Su 7741 nomi sono ben 1012 le entrate nominali (110 nomi stranieri); 91 nomi registrano occorrenze pari o superiori a 20, mentre 564 sono registrati solamente una volta.
In Tabella 1, si riportano, per le entrate onomastiche delle laertine doc unitamente a quelle delle laertine d’adozione, i primi venti nomi, l’arco temporale in cui ricorrono, la frequenza, e l’età media del nome. 23
I primi venti nomi femminili a Laterza (laertine doc e laertine d’adozione).
I primi 20 nomi delle laertine d'adozione.
I primi 20 nomi delle laertine d'adozione.
Il primo rango spetta a Maria, che rappresenta l’8,9% delle entrate. Il nome, grazie alla predicazione mariana tardomedievale, è ancora oggi il nome femminile più diffuso, anche se in alcune città comincia a non detenere più il primato.
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In Spagna, ad esempio, il nome Maria viene evitato nell’onomastica personale in segno di rispetto – al suo posto si usano i nomi delle feste dedicate alla Madonna come Rosario, Mercedes, Asunción (Marcato, 2009: 61) – ma abbonda negli agiotoponimi, fra i quali fa registrare la percentuale di occorrenza più alta.
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A Laterza il culto per Maria è fortemente sentito. A lei il popolo laertino ha dedicato, nel corso dei secoli, molte chiese: Santa Maria la Grande, ribattezzata nel 1948 Santa Maria Assunta in Cielo; Santa Maria delle Grazie; Santa Maria degli Angeli, sita all’interno del Convento dei Cappuccini; Madonna dei Miracoli;
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Madonna della Vittoria;
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la chiesa del Purgatorio, anticamente chiamata Immacolata Concezione di Maria SS. ed Anime del Purgatorio; il santuario della Mater Domini, eretto accanto all’ipogeo di Santa Ciriaca/Domenica, luogo in cui la Madonna apparve per la prima volta il 23 marzo del 1650, facendo scoprire al pastore Paolo Tria l’affresco bizantino del XIII che la ritraeva nelle sue mirabili fattezze.
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L’11 maggio del 1727, dopo 177 anni in cui con le sue grazie la madre celeste continuava ad attrarre a sé una gran moltitudine di fedeli, il clero e i rappresentanti del popolo la elessero Patrona e Signora di Laterza. Sebbene il calendario liturgico celebri la Mater Domini il 1 gennaio, i laertini la festeggiano il 20 maggio con una festa patronale considerata da molti la più spettacolare dei paesi tarantini. Non è da escludere, pertanto, che sull’onomastica locale abbia influito il culto per la Beata Vergine, a differenza di quanto evidenziato da Villani (1994) per la Napoli ducale. Lo studioso ritiene che la grande diffusione del nome Maria, che rappresenta il 30% del campione onomastico rinvenuto nei Regii Neapolitani Archivi Monumenta, si debba non tanto al culto per la Madre del Signore, quanto all’attenzione che si dava in quel periodo a modelli di virtù legati a questo nome. Il Villani avanza l’ipotesi che un modello possa essere stata Santa Maria Egiziaca: [f]orse la particolare forza penitenziale della storia, che, tra le prime, celebra le virtù salvifiche della Vergine, che intercede presso Dio a favore dei peccatori, può essere una ipotetica e parziale spiegazione della maggior fortuna a Napoli del nome mariano. (Villani, 1994: 659)
Al quarto rango il nome Rosa, in linea con quanto registrato da Rossebastiano-Papa (2005) – d'ora in poi NPI – per la Puglia; tra i ranghi nazionali medi il nome si colloca invece al terzo posto.
Se si tiene conto del legame che i laertini manifestano nei confronti dei santi e delle feste religiose locali, allora ai nomi precedenti vanno aggiunti anche Carmela, Domenica, Filomena, Lucia e Vita. Forse è proprio questa stretta correlazione tra nome e santo festeggiato in loco che continua a determinarne la fortuna.
Una lettura disgiunta dei dati, separando quindi le laertine doc da quelle d’adozione, mette in evidenza altre tendenze nelle Tabelle 2 e 3.
Rispetto al periodo di attestazione, si osserva che ben 9 nomi su 20, segnalati nelle tabelle con il grassetto, sembrano imporsi tra le laertine doc per un arco temporale più lungo rispetto a quello registrato per le laertine d’adozione. Queste ultime solo in tre casi, che nelle tabelle appaiono sottolineati, fanno registrare un arco temporale più lungo, sebbene lo scarto sia di pochi anni. I restanti nomi fanno registrare una situazione alquanto paritaria.
La frequenza, invece, lascia intravedere che all’interno dei due gruppi le tipologie nominali si dispongono secondo scale diverse. Tra le laertine doc, a parte qualche modifica di posizione, si segnala che l’unica variazione si registra per la ventesima posizione: Chiara slitta al 21° rango (1911–2013; 45; 42), e viene sostituito da Nunziata (1920–1983; 47; 64).
Per le laertine d’adozione, sono ben tre i nomi che subentrano tra i primi venti (riportati in tabella in grassetto sottolineato): Martina, Teresa e Patrizia che, tra le laertine doc, si collocano, rispettivamente, al 40° (1990–2014; 32; 9), al 39° (1926–2003; 39; 56) e al 58° rango (1957–1975; 24; 44). Se Martina si impone solo di recente, e Teresa, ininterrottamente imposto fino all’inizio del secolo, non risulta uno dei principali nomi dell’onomastica laertina, Patrizia si attesta a partire dalla fine degli anni Settanta, ma non riesce a penetrare il sistema locale. Per quanto riguarda i tre nomi scalzati, Chiara scende al 21° rango (1950–2014; 12; 31), Grazia al 27° (1931–1976; 10; 59) e Arcangela al 45° (1930–1983; 18; 56).
A parte Antonella/Antonietta e Giuseppina, non si registrano tra i primi venti nomi forme diminutive. E Caffarelli, a proposito dei diminutivi, nota quanto segue: A proposito, per quanto possa sembrare strano, le mode favoriscono non solo certi nomi, ma anche certi suffissi. Se le nostre bisnonne si chiamavano appunto Angelina, Albertina, Paolina, Annetta, Enrichetta, già le nostre nonne e poi le nostre mamme hanno portato – dagli anni Venti–Trenta in poi – le corrispondenti forme piene, non diminutive. (Caffarelli, 2013b: 57)
Nel sistema onomastico laertino i diminutivi coprono, per lo più, un arco temporale maggiore, a conferma che le tendenze si impongono prima nei grandi centri, e poi in quelli minori: Angela (1919–2013) Angelina (1940–1969) Antonia (1921–1997) Antonietta (1930–1989) Carmela (1919 – 2012) Carmelina (1947) Chiara (1911–2014) Chiarina (1945–1949) Cosima (1933–1975) Cosimina (1934) Domenica (1918–2007) Domenichella (1930–1966) Fausta (1977–1990) Faustina (1933) Francesca (1921–2014) Franceschina (1949–1965) Giovanna (1920–2012) Giovannina (1934–1950) Giuseppa (1926–1933) Giuseppina (1920–2002) Luigia (1935–1980) Luigina (1944–1983) Nunziata (1920–1983) Nunziatina (1960–1994) Paola (1926–2003) Paolina (1935–1953) Palma (1922–1985) Palmina (1956) Rosa (1923–1912) Rosina (1924–1939) Rosetta (1950–1968) Vita (1910–2007) Vitina (1950)
Questioni di numero
Una trattazione a parte meritano quei nomi che sono risultati rari, o perché ormai caduti in disuso, o perché caratterizzano maggiormente la storia onomastica pugliese, piuttosto che quella nazionale, o perché per diversi motivi risultano rese anomale di forme altrimenti attestate.
I nomi rari ricorrono tanto nel gruppo delle laertine doc, quanto nell’altro gruppo. Di seguito, a titolo esemplificativo, ne riporto alcuni, che ho suddiviso in 3 micro gruppi:
a)
Laertine doc
1 occorrenza: Andrea (2008), Battistina (1943), Ciriaca (2009), 3 occorrenze: Gaetana (1937–1989), 4 occorrenze: Agostina (1965–1989), Luigia (1935–1980); 5 occorrenze: Carmina (1930–1969), Donata (1949–1968); 6 occorrenze: Catalda (1937–1970); 7 occorrenze: Ippolita (1930–1991), Leonarda (1929–1986);
Laertine d’adozione
1 occorrenza: 5 occorrenze:
Per alcuni di questi nomi si registrano anche forme composte, per lo più con Maria e Vita.
Il nome
Anche il nome
Il nome La corrispondenza del latino Dominus “Signore, Dio” col greco Κύριος (Kýrios) fa sì che anche l’aggettivo dominicus “del signore” corrisponda all’aggettivo greco κυριακός (kyriakós) e così il dies dominicus o dominica, cioè la domenica, giorno consacrato al Signore dei cristiani di lingua latina è corrispondente alla κυριακή
μέρα (kyriaké eméra) dei cristiani di lingua greca. E il nome personale latino Dominicus, sorto, come si è visto solo in epoca cristiana, ha un perfetto parallelo nel greco Κυριακός (Kyriakós) anch’esso attestato solo, come è naturale, in periodo cristiano. Questo nome personale Κυριακός (Kyriakós), oltre alla traduzione latina Dominicus, è stato anche adattato in latino come Cyriacus (scritto anche sovente Quiriacus, Curiacus, Ciriacus), ma i numerosi santi che hanno portato un tal nome sono prevalentemente orientali. (Tagliavini, 1972: 267–268) [u]no dei dipinti più rari e più perfetti dell’arte pittorica bizantina (…) Rivela un livello culturale sia del pittore, sia del committente, sia del pubblico; non si discosta dalla pittura bizantina sia per il tema che per la formula iconografica. (Bongermino, 1993: 285)
Il nome
Il femminile b) Laertine doc 1 occorrenza: Aureliana (1967), Candelora (1966), Fernanda (1990), Innocenta (1940), Prudenziana (1933); 2 occorrenze: Egidia (1942; 1988), Cesarea (1954; 2000); 4 occorrenze: Crescenza (1952–1961);
37
10 occorrenze: Cesaria (1939–1999).
Laertine d’adozione
1 occorrenza: Crescenzia (1963), Cesaria (1977), Egidia (1972),
38
Erasmina (1970), Filiberta (1933), Giacoma (1966); 2 occorrenze: Cesarea (1944; 1982).
Il nome in ricordo della santa nutrice di san Vito, che fu martirizzata con lui e con Modesto sotto Diocleziano. La Legenda Aurea narra che al momento del loro supplizio la terra fu scossa da un terremoto e un angelo scese a prendere i tre santi, portandoli sulla riva di un fiume dove furono vegliati da un’aquila fino alla morte. S. Crescenza è patrona di Celle S. Vito (Fg), Polignano a Mare (Ba), Castri di Lecce (Le) con il 15 giugno. (NPI, s.v.
Aurelia d’Azzia Albertini e Ippolita Albertini d’Azzia sono state marchese di Laterza; è con Ippolita che i Perez Navarrete arrivano a Laterza. Questa, infatti, aveva sposato a Napoli nel 1635 Antonio Perez Navarrete, patrizio della città spagnola di Logrogno, e nel 1655 diventa marchesa di Laterza succedendo alla madre Aurelia e a Giovan Battista III d’Azzia, VI marchese di Laterza (Mastrangelo, 2013: 412–413).
Isabella Spinelli dei Principi di Tarsia, invece, fu la seconda moglie del Marchese Giuseppe Perez Navarrete, V Duca di Bernalda e XIII Marchese di Laterza (Bongermino, 1993: 204–206).
c)
Laertine doc
1 occorrenza: Alma (2014), Cunegonda (1974), Eusebia (1948),
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Gesumina (1979), Massimilla (1986), Melita (1974), Metrodora (1955), Rea (2002), Rosabetta (1920), Tuma (1975), Vittoriana (2003);
Laertine d’adozione
1 occorrenza: Dosolina (1971), Enia (1970), Ermelinda (1934), Eufemia (1967), Meriana (1964), Realina (1954); 2 occorrenze: Ensuida (1991; 2010).
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Il nome Nella Bitinia [antica regione della Turchia asiatica tra il Mar Nero e il Mar di Marmara] le sante Vergini Menodora, Metrodora, e Ninfodora, sorelle; le quali al tempo di Massimiano Imperatore, e di Frontone Presidente, coronate di martirio, giunsero all’eterna gloria.
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Da Bongermino (1989) si evince che è stato imposto nel 1939 anche da un’altra famiglia, anch’essa laertina. Da un confronto avuto con una cugina della signora Metrodora ho appreso che la signora ora risiede a Talsano, sempre in provincia di Taranto, e che è l’unica delle cugine a portare il nome della nonna; le altre portano solo il nome Dora. Questa persona non compare nei dati che costituiscono il corpus di riferimento del presente lavoro, in quanto esso si rifà ai soli residenti; pertanto, non tiene conto né delle persone decedute, né delle persone trasferitesi in altra città. In NPI si legge che Dora è un nome augurale connesso con il greco dôron, “dono”, e che nel 1427 compare nel Catasto Fiorentino, probabilmente come ipocoristico di nomi terminanti in -dora: Diodora, Teodora. A questi, pertanto, si può verosimilmente aggiungere anche il laertino Metrodora.
Per la bibliografia di riferimento il nome
Per quanto attiene al personale
La signora
Il nome
Il caso osservato a Laterza, più che al raro Realina, da NPI datato fino al 1985, manifesta maggiori collegamenti con il più diffuso Cesarea. A completamento delle informazioni, segnalo che la persona interessata è nata in Albania da padre laertino e quindi non si può escludere un legame con il nome diffuso in area balcanica ed ellenica con la forma Rhea, sottoposta probabilmente a semplificazione grafica.
La signora
Il nome
Il nome si registra anche in una filastrocca che ancora oggi le nonne laertine recitano ai nipotini mentre li fanno saltellare sulle loro ginocchia:
Zumbə zumbèttə
Maria e Rosabbèttə
Cuscinə e mataràzz
A Madònnə e pigghjə mbrazz
Per quanto attiene al nome
In Italia, così come in Francia, Germania e Inghilterra, il nome Gesù non viene, di norma, imposto come nome personale, al contrario di quanto si registra per Maria. Tagliavini (1972) ritiene che questa scelta non è dettata da impedimenti di carattere religioso, ma piuttosto da tabù linguistici, come quello che vieta agli ebrei di pronunciare il vero nome di Gesù, Jahvé; se così non fosse non lo dovremmo trovare attestato nemmeno in un paese cristiano come la Spagna, dove invece è molto diffuso Jesús.
All’inizio delle indagini mi era parso che anche il nome Meriana potesse leggersi come forma alterata: Maria > Mery > Meriana. Nel caso specifico l’indagine ha messo in rilievo che, in realtà, tale forma è la conseguenza di un errore di trascrizione del nome Melania commesso dall’ufficiale dell’anagrafe.
Interessanti, sul piano più strettamente linguistico, risultano i nomi Gerolama (1928–1966; 4; 66) Girolama (1928–1956; 3; 75) Geronima (1933–1967; 2; 64) Gerolima (1941; 1; 73) Gerolmina (1962; 1; 52) Nome personale di non largo uso è Giròlamo o Geròlamo con la variante arcaica Geronimo, più vicina alla fonte etimologica (dal lat. Hierónymus, attestato solo in periodo cristiano, riproduce il greco Hierónymos, e significa “nome sacro”); da noi è prevalentemente personale maschile, giacché il femminile Giròlama o Geròlama è ancor meno comune del maschile; tutt’al più, quando viene imposto questo nome a una donna si preferisce il diminutivo Gerolamina, abbreviato poi in Mina (…) La forma più corrente presenta, di fronte alla forma antica, una dissimilazione regressiva tra nasali che interessa il modo di articolazione: la prima nasale si dissimila in approssimante laterale, mantenendo lo stesso luogo di articolazione, quello alveolare.
Una curiosità. Quando Geronima e Girolama compaiono come secondo nome di composti, esse si accompagnano, rispettivamente, sempre a Vita, e a Maria.
Infine, particolarmente interessante è il caso del nome
Il nome è attestato anche per il maschile: Glicerio.
In NPI si trovano registrate 115 occorrenze per il maschile, 79 per il femminile. Meno diffuse le varianti dissimilate Clicerio/Cliceria, forme che si registrano già per Roma antica unitamente ad altre numerose varianti. Un riferimento a Gliceria viene registrato anche in Toscanella (1568), nonché in Beatillo (1609).
La consultazione di Pagine Bianche consente di rilevare intestatari di abbonamento telefonico femminili Gliceria, ma non Cliceria, e maschili Glicerio e Clicerio, attestati entrambi anche come cognomi.
In nessuna delle fonti compare però la forma laertina Cricelia, che presuppone anche una metatesi reciproca tra l’approssimante laterale e la vibrante alveolare. Il fenomeno è antico in territorio italiano; si vedano le forme grolia e groliuso in un adattamento quattrocentesco del Secretum secretorum eseguito con interferenze plurilingui dal napoletano Cola De Jennaro, prigioniero alla corte del Sultano di Tunisi. 51 Qui la metatesi ha sottratto il nesso gl ai successivi mutamenti innestandosi sulla tendenza meridionale a modificare l’articolazione di consonanti e nessi consonantici sonori, per esempio, a carico di gl- nell’area brindisina – Ostuni e Carovigno – chièfa e chiofa < gleba “zolla”, e in ambito onomastico potrebbe essere stato accettato, se non favorito, per la presenza di antroponimi in -elia, quali Cornelia, Aurelia, Clelia, e in Cri-: Cristiano, Cristina, Cristoforo, ecc. Un’altra informazione utile per la spiegazione della forma Cricelia rinviene dalla presenza in area pugliese e salentina di forme desonorizzate. Rohlfs (1966) riporta una resa crolia per gloria (Rohlfs, 1966: vol I, § 325).
A Laterza il nome viene registrato sempre con l’occlusiva sorda in posizione iniziale, ma una volta con metatesi, due volte senza. Il dato più significativo è che l’alternanza oppone il nome all’interno di una stessa famiglia. 52
Le informazioni raccolte consentono di precisare che, nell’ambito della famiglia dell’interessata, tutte le nipoti ripropongono il nome della nonna paterna Cliceria, attestato in questa forma sulla lapide funeraria dell’interessata.
L’indagine apre, chiaramente, ad una futura analisi dei documenti storici, 53 dai quali spero di trarre informazioni relative anche a nomi che oggi non sono più rappresentati, ma ancora vivi nei ricordi dei laertini. Uno di questi è, ad esempio, Cotomea, di ignoto significato, per il quale NPI attesta, dal 1914 al 1957, 3 occorrenze in Puglia e 2 in Basilicata.
Al festival delle grafie 54
A conclusione, meritano uno spazio le diverse grafie attraverso le quali viene reso uno stesso nome:
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Noemi (7) ∼ Noemy (1), Tania (4) ∼ Tanya (1), Ilenia (5) ∼ Ylenia (1),
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Nensi (1) ∼ Nensy (1), Miriam (18) ∼ Myriam (1), Alessia (44) ∼ Alexya (1), Silvia (26) ∼ Sylvia (1). Merj (1) ∼ Mery (2). M Vania (1) ∼ Vanja (1), Daiana (2) ∼ Dajana (1),
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Maira (4) ∼ Majra (1), Katia (5) ∼ Katya (1). Giusi (5) ∼ Giusj (4) ∼ Giusy (25). Gennifer (1) ∼ Jennifer (2). Catia (3) ∼ Katia (4)/Katya (1),
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Marica (24) ∼ Marika (13).
Samantha (5) ∼ Samanta (1), Sarah (1) ∼ Sara (1).
Conclusioni
Oggi si assiste ad un fenomeno di omologazione, tanto che alcuni nomi tradizionali vengono sottoposti a “lifting”. È il caso di Giuseppa, a cui a partire dagli anni Venti si affianca la forma alterata Giuseppina, e che oggi lascia posto alla forma ipocoristica Giusi/-j/-y; o ancora quello di Domenica, che dagli anni Ottanta viene affiancato dal francese Dominique, e dallo spagnolo Dominga. Anche Carmela viene oggi revitalizzato attraverso lo spagnolo Carmen, e i più recenti Carmelinda e Carmelita. Diverso il caso di Addolorata, che non ha visto imporsi il corrispettivo spagnolo Dolores, forse perché in esso è ancora evidente l’accezione semantica negativa, bensì una forma ipocoristica del tutto nuova: Doriana.
Le forme spagnole, data la loro collocazione temporale, sembrerebbero obbedire più a scelte di moda, che non al recupero di forme tradizionali; pur non escludendo il ruolo svolto dalla famiglia Perez Navarrete, nonché dall’insediamento rupestre, unico nel suo genere, qual è la Cantina Spagnola, 60 la quale potrebbe esplicitamente continuare a rinsaldare nella coscienza dei laertini il legame con gli spagnoli.
Ritornando alle riflessioni fatte in merito al rapporto tra nome e identità familiare in un preciso contesto geografico, non è raro registrare oggi forme onomastiche scelte dai genitori solo dopo aver consultato le classifiche nazionali. A volte il desiderio di trovare un nome che possa poi diventare di moda spinge a creare parole macedonia che per effetto del processo di univerbazione veicolano sensazioni poco piacevoli. A Laterza mi è capitato di registrare, seppure tra i nomi stranieri, il nome Liamara, che in italiano evocando fortemente l’aggettivo amaro, non risulta affatto eufonico.
Non so se vale anche per l’ambito onomastico la riflessione di Augé per il quale oggi si assiste ad una deriva “finzionale” prodotta dalla comunicazione massmediatica, e ormai generalizzata a ogni aspetto della società, la quale tende a svuotare di senso tutto ciò che tocca. 61 È indubbio che anche in questo settore, come sottolineato più volte all’interno del presente saggio, si registra una continua tensione tra forme nuove e di moda, promosse dal mondo globale, e le forme proprie della tradizione locale. A mio avviso, è la tensione verso il mondo globale, sostenuta principalmente dalle nuove forme di comunicazione, di cui ci si serve per l’appunto anche per trovare un nome da dare al proprio figlio, a diventare essa stessa causa di processi di localizzazione. In quest’ottica vanno letti soprattutto i nomi multipli: Emanuela Lucia (2012), Noemi Mariadamiana (2013).
Questo atteggiamento contrasta, come sottolineato in Premessa, con quanto la storia onomastica del Portogallo fa registrare ancora oggi. Di recente, ho avviato con alcuni esponenti dell’Institut de Llengua i Cultura Catalanes dell’Università di Girona un progetto di ricerca onomastica a la Bisbal d’Empordà, città della provincia di Girona. Oltre ad indagare il rapporto esistente tra nome, tradizione familiare e identità locale, cercheremo di verificare se anche a la Bisbal d’Empordà e a Laterza la scelta del nome possa rispondere ad una tendenza che si caratterizza in maniera diastratica.
Footnotes
Funding
This research received no specific grant from any funding agency in the public, commercial or not-for-profit sectors.
